ASSOCIAZIONE LA RONDINE
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LE CAUSE

CIO’ CHE E’ PROBABILMENTE SUCCESSO
Il 25 Aprile 1986 il reattore n.4 di Cernobyl doveva subire il controllo di sicurezza annuo.
La procedura di controllo richiedeva una giornata di lavoro. Avrebbe dovuto iniziare al mattino e proseguire fino a sera. Per questo era arrivata una equipe di ingegneri elettrotecnici specialisti nella strumentazione del reattore ed era stata attivata una squadra di tecnici ad alto livello.
La mattina del 25 aprile 1986 era dunque tutto pronto per avviare le prove, quando ordini superiori le rinviavano. I controlli di sicurezza previsti avrebbero comportato una drastica diminuzione di potenza del reattore, ma in quel momento il contributo del reattore n. 4 era indispensabile, per cui bisognava mantenerlo almeno a metà potenza fino a che la richiesta di energia non fosse diminuita.
Gli ingegneri elettrotecnici dovevano dunque aspettare fino a nuovo ordine.
Come era prevedibile la richiesta in rete non diminuì fino a tarda sera. Così alle ore 23, 10 del 25 aprile, dopo oltre 11 ore di attesa, gli ingegneri furono autorizzati ad iniziare le prove. Avrebbero dovuto finire entro il mattino. Intanto I’equipe ad alta qualificazione aveva finito il proprio turno ed era stata sostituita da una equipe normale.

SABATO 26 APRILE, ALLE ORE 00,28
Iniziata da poco la procedura di controllo, quando si verifica l’unico errore comprensibile di tutta la vicenda. La potenza del reattore doveva essere portata al 20% del valore nominale, ma un tecnico se lo fa sfuggire di mano e lo lascia spegnere. Le conseguenze dal punto di vista della sicurezza sono nulle, il reattore si è solo spento e non può far male a nessuno, ma sono gravi per i responsabili della centrale, che dovevano riavviare il reattore la mattina dopo. Ora, un reattore nucleare che si spegne non può ripartire subito, deve attendere un paio di giorni, perché viene “avvelenato” dallo Xeno 135, uno dei prodotti di fissione.

IL PICCO DELLO XENO
Lo Xeno è un gas raro presente anche in natura; il suo isotopo con numero atomico 135, radioattivo con emivita dell’ordine delle ore, perciò non presente in natura, è prodotto dalle reazioni di fissione. Non è prodotto direttamente dalla fissione, ma dalla disintegrazione radioattiva di altri prodotti di fissione.
Quando il reattore si spegne viene prodotto ancora per molte ore. Durante il funzionamento del reattore lo Xeno viene distrutto man mano che si produce, ma quando il reattore si spegne fa sua concentrazione sale e bisogna aspettare che finisca di essere prodotto e che esso stesso decada per far ripartire il reattore. Indicativamente, bisogna aspettare circa due giorni. E’ il cosiddetto “picco dello Xeno”.
Se si cerca di far ripartire il reattore mentre c’è ancora molto Xeno si produce una gravissima instabilità. Per contrastare l’effetto dello Xeno infatti bisogna rimuovere tutti gli altri assorbitori presenti nel reattore, ma quando questo finalmente riprende potenza, lo Xeno presente viene distrutto e il reattore diventa rapidamente sovracritico. In nessun caso perciò si può far ripartire un reattore prima dell’esaurimento del picco dello Xeno senza correre un rischio gravissimo.

TENTATIVI DI FAR RIPARTIRE IL REATTORE
I responsabili decidono di tentare di riavviare il reattore nonostante la presenza dello Xeno. Si devono togliere quasi tutte le barre di sicurezza inserite nel reattore. A questo punto il reattore e diventato instabile e potrebbe sfuggire di mano in qualsiasi momento.

SABATO ORE 01.00
Sono state rimosse 22 delle 30 barre di sicurezza inserite, ne restano 8. Il reattore raggiunge una potenza pari al 6% del massimo nominale. Siamo in condizioni di estrema instabilità, ma gli ingegneri elettrotecnici iniziano i “controlli di sicurezza”. Si verificano gravi instabilità nel sistema di raffreddamento e per evitare lo spegnimento rapido del reattore i tecnici bloccano alcuni dei segnali che lo comandano.

COME RIMANE IN EQUILIBRIO IL REATTORE
Come mai il reattore può funzionare? Grosso modo possiamo dire che il reattore è in equilibrio, ma questo equilibrio non e più garantito dalle barre di controllo, ma dallo Xeno che svolge la stessa funzione di assorbimento neutronico, ma senza alcun controllo, perché la quantità di Xeno nel reattore è data dal precario equilibrio tra lo Xeno prodotto in seguito al precedente funzionamento a piena potenza e quello distrutto dall’attività attuale. Un aumento di potenza distruggerà più Xeno di quello prodotto e il reattore diventerà sovracritico Più complesso è il discorso relativo alle instabilità del sistema di refrigerazione: tutto è legato alla bassa potenza a cui lavorava il reattore, che causava la formazione di vapore nelle pompe primarie del sistema di refrigerazione.

SABATO, ORE 01,22,30
Il computer di controllo stampa un rapporto sullo stato del reattore: risulta che si impone uno spegnimento rapido, ma si prosegue nei “controlli di sicurezza”.

SABATO, ORE 01,23,04
Si inizia un esperimento molto pericoloso: viene interrotto l’afflusso di vapore in turbina e quindi il flusso del refrigerante nel reattore. Questa manovra causa lo spegnimento rapido automatico del reattore, ma il segnale elettrico che lo comanda viene disattivato

PERCHE’ QUESTO ESPERIMENTO?
Come ogni reattore nucleare, anche il modello RBMK 1000 dispone di un sistema di refrigerazione di emergenza.
Il modello RBMK 1000 prevede per questo tre circuiti separati, divisi a loro volta nelle sezioni di pronto intervento e lungo termine. Due delle tre sezioni a pronto intervento sono in sostanza dei serbatoi di acqua in pressione che si aprono in caso di emergenza e immettono acqua nel reattore, la terza è invece alimentata sfruttando l’energia residua delle turbine che per forza di inerzia continuano a girare ancora per un po’ in caso di arresto del reattore.
L’esperimento si proponeva di verificare il funzionamento di questa sezione. Il flusso di vapore alla turbina è stato interrotto per simulare la rottura di uno dei tubi principali del sistema di refrigerazione.

SABATO, ORE 01,23,21
L’acqua incomincia a bollire, la potenza del reattore cresce, l’acqua bolle di più, sale ulteriormente la potenza. A questo si affianca l’effetto della distruzione dello Xeno.
La potenza del reattore aumenta, ma ci sarebbe ancora tempo per spegnere tutto senza danni. Gli ingegneri non avviano lo spegnimento rapido.

SABATO, ORE 01,23,40
Finalmente il responsabile del reattore reagisce, e fa partire lo spegnimento rapido. In 17 secondi il reattore dovrebbe spegnersi, ma alle ore 01,23,44 la potenza del reattore raggiunge i 100.000 MW. 100 vo!te più della potenza nominale, la temperatura del nocciolo i 2.000 gradi, la pressione sale enormemente. Si rompono le camicie delle barre combustibile, i prodotti di fissione incominciano a uscire. Intanto l’acqua ad alta temperatura reagisce con lo zirconio, uno dei componenti delle incamiciature delle barre di combustibile, producendo idrogeno che si accumula nella parte alta del reattore. Si rompono i tubi del refrigerante, l’acqua entra in contatto con la grafite, producendo gas infiammabile (il gas di città, una miscela di ossido di carbonio e idrogeno) e causando un ulteriore riscaldamento. L ‘enorme pressione rompe il contenitore del reattore, l’aria entra in contatto con l’idrogeno e il gas di città, che esplodono, e con la grafite e si scatena un furioso incendio che fa riversare nell’atmosfera una enorme quantità di prodotti radioattivi.

E’ STATA UNA “ESPLOSIONE ATOMICA”?
I mass media al tempo del disastro hanno parlato anche di “esplosione atomica del reattore”. Senza nulla togliere alla gravità del disastro, bisogna dire che non è stato cosi. Anche se il processo che ha dato il via a tutto è stato di tipo nucleare e l’energia sviluppata molto grande (equivalente all’esplosione di 1-2 tonnellate di tritolo), il grosso dell’energia è stata di tipo chimico. La dispersione nell’atmosfera dei prodotti radioattivi è da attribuire solo alla combustione della grafite.
Una vera esplosione atomica avrebbe distrutto anche gli altri reattori vicini e avrebbe disperso tutto il loro contenuto ad una altezza di 10-20 Km. Il disastro sarebbe stato molto peggiore.